29/08/09

Signore incontrastato

Questo racconto di mare e di passione è stato scritto da Francesco per la sua ragazza...ad un anno dalla sua scomparsa mi sembra giusto pubblicarlo per farvelo godere....


Signore incontrastato

Sono pronto in un misto di eccitazione e speranza, con una gran voglia di abbandonare le vesti di creatura terrestre e assaporare per poche ore un mondo completamente diverso, dove trovare libertà fisica e mentale diventa semplicemente naturale. Ultimo controllo e giù in mare. I primi secondi...un passaggio di stato, sono completamente avvolto dall'acqua, questa freschezza sul viso mi risveglia dal torpore; sono cullato come in un ritorno allo stato primordiale, come protetto dal liquido amniotico, intorno a me solo mare, blu. I raggi del sole bucano la superficie dell'acqua e sprofondano lentamente; il mio sguardo li segue istintivamente alla ricerca di un segnale, un cambiamento di tonalità che indichi la presenza del fondale. Ricerco la terra sotto i miei piedi, scompare subito la paura atavica di cadere, galleggio. In superficie respiro profondamente, con una mezza capriola mi distendo in diagonale e affondo di pochi centimetri, quanto basta per farmi defluire sotto la pressione dell'acqua l'aria presente dentro la muta, lascio dietro di me una scia di bollicine, posso sentire il loro gorgogliare. Inizio a muovermi cautamente, cerco di ambientarmi, il respiro lento normalizza il battito cardiaco, percepisco il mio corpo. Solamente la testa ed in parte la schiena sono fuori dall'elemento liquido, il resto del corpo è tutto sotto il pelo dell'acqua, le gambe sono immerse per sfruttare al meglio la spinta delle pinne ed evitare rumorosi ed inefficaci sciaquii. La luce del sole indica l'inizio di un nuovo giorno: la sua intensità è tenue mentre il mare è ancora scuro, cupo. All'orizzonte non distinguo dove il mare lascia spazio al cielo; la costa è lontana e una leggera brezza increspa la superficie. Il silenzio è interrotto solo dal canto di alcuni gabbiani che volteggiano sopra di me mentre altri sono posati in mare, poco più in là, nel petto riflettono la luce del primo sole, sono rossastri. La corrente contrasta il mio avanzare, le prime forme di vita marina mi accolgono nel nuovo elemento, sono meduse di forme e colori irreali, troppe volte mi sono soffermato ad osservarle, mi vengono incontro spinte dalla corrente, evito i loro tentacoli urticanti e, come per incanto, sotto di me i raggi del sole prendono vita...tante piccole lame d'argento si muovono all'unisono; una massa compatta di corpicini scartano e scodano di lato accendendosi simultaneamente alla luce del sole, anche loro ne possono sentire il tiepido calore. Aprono ritmicamente la bocca, è la corrente che porta loro nutrimento. Di colpo mi avvertono, schizzano via, affondano, mi disorientano come fossi un predatore, ma non vanno lontano, non sono un pericolo per loro e così mi avvolgono, alcuni incuriositi si avvicinano, altri riprendono la loro danza per la sopravvivenza. Dovrei esserci vicino, penso, di solito questi pesciolini non si allontanano troppo da zone dove risale bruscamente il fondale. Infatti vedo davanti a me emergere dalla profondità le prime guglie di roccia chiara; è solo l'inizio di questa montagna sottomarina...sembra una cattedrale avvolta nella nebbia. Sono passati pochi minuti e i raggi del sole illuminano già con più intensità il fondo sotto di me. E' incredibile la velocità con cui la luce prende possesso del buio. Devo sfruttare questo momento, non li ho ancora visti ma so che i padroni di questo sito non aspetteranno ancora per molto; anche loro sfruttano le prime luci dell'alba per cacciare e si avvicinano alla superficie più ricca di prede, poi con l'avanzare del giorno tendono a sprofondare a quote inaccessibili per gli amanti dell'apnea. Finalmente individuo una zona per affrontare la prima discesa di studio. In superficie sono calmo, respiro profondamente , socchiudo gli occhi, riempio più possibile d'ossigeno il mio corpo...la mente è libera, sgombra da ogni pensiero negativo, mi godo questo momento...chissà a cosa assisterò. Sfilo il boccaglio per evitare gorgoglii, la capovolta, questa volta completa, porta le pinne in alto, al cielo, inizio la discesa. La falcata delle gambe ora è ampia, più scendo in profondità più le gambe riducono l'ampiezza di spinta, divento negativo, posso immobilizzarmi. Studio il fondale, scendo piano, mi avvito su me stesso in una sorta di volo controllato, cerco una zona dove poter nascondermi alla vista e ai sensi dei pinnuti; la mia presenza disturba un piccolo branchetto di pesciolini che, infastidito, mi lascia passare. Raggiungo il fondo vicino ad un grande masso, mi posiziono in modo più silenzioso possibile nel suo cono d'ombra. Davanti a me una serie di massoni sprofondavano verso l'abisso. Quaggiù i colori sono sintonizzati tutti su tonalità di blu. Sento la corrente spostare le pinne tenute a stretto contatto con il terreno, mi guardo intorno, studio la situazione...la sensazione di benessere che si prova a certe quote è un arma a doppio taglio. Mi sporgo piano dal mio nascondiglio, intorno a me nuvole di piccoli pesci sotto la spinta della corrente danzano sincronicamente, sono tranquilli. Mi soffermo a osservare come la vita scorre in questo mondo, come il tempo scorre, sembra quasi più lento...non posso starci a lungo qui, catturo più informazioni possibili poi mi stacco lentamente dal fondo e inizio la mia ascesa verso l'aria fresca. In superficie respiro forte, devo recuperare, buttare fuori l'aria cattiva accumulata e trarre energia da nuove molecole cariche d'ossigeno. Sento il ritmo cardiaco decelerare dopo aver subito un brusco innalzamento per lo sforzo della risalita. Uno sguardo verso la terra ferma, ecco il sole, ormai sfera accecante, inizia la sua parabola ascendente....il pensiero vola per pochi secondi...a quest'ora molte persone saranno ancora a letto, altri avranno iniziato a lavorare, altri ancora staranno facendo l'amore, beati loro...ma cosa ci faccio io qui? Perchè trovo beneficio in tutto questo? Chissà, ora sarei a letto sotto le coperte al caldo e invece sono qui a mollo, tutto bagnato, in un mare mai troppo caldo, trascinato dalla voglia di evadere, staccare, sentirmi libero e fermare il tempo...no, il tempo no, il tempo non si può fermare, il tempo è prezioso qui, ed è proprio qui che acquista significato: ogni secondo qui è fondamentale, ogni secondo è vitale. Forse è proprio questo che cerco, il vivere ogni emozione intensamente, attimo dopo attimo, come se fosse l'ultimo secondo da vivere. Quello che so di certo è che difficilmente potrò privarmi di tutto questo. Non so perchè, ma mi trovo ora a pinneggiare verso una direzione precisa, istinto, esperienza, segnali che ricevo dal mare; mi soffermo sulla verticale di una piccola zona che richiama la mia attenzione, sto ventilando, mi preparo a scendere nuovamente, questa è la fase più importante per la riuscita di una buona apnea, bisogna rilassarsi completamente, cercare beneficio da tutto quello che ci sta intorno e soprattutto da tutto quello che proviene da dentro, da noi stessi. Mentre scruto il fondale, un movimento disordinato e scomposto di alcuni pesciolini tutti neri denuncia la presenza di pesci di dimensioni interessanti: saranno loro? Speranza, dubbi...la concentrazione aumenta. Sono a mezz'acqua ora e la situazione sul fondo sembra tornata normale, plano dolcemente, cerco di sembrare agli occhi e ai sensi dei pesci qualcosa di non pericoloso, qualcosa che possa stimolare la loro curiosità e far vincere la loro innata diffidenza. Eccomi finalmente sul fondo; davanti a me una porzione di fondale che mi permette di vedere in lontananza, tanti diavoletti neri davanti a me sono nervosi, non assecondano più la corrente danzando, ma si muovono a scatti tutti insieme stretti gli uni agli altri, scattano verso il basso, poi fanno dietro front, si aprono a ventaglio, si richiudono, mi trasmettono la loro paura, cosa può terrorizzarli così tanto? La tensione sale, in questo posto può transitare di tutto...gran boato...i pesciolini, come per magia non ci sono più...eccoli, di colpo si materializzano sulla scena come fossero su un palcoscenico, fantasmi tutti blu. Il contatto visivo con questi pesci è sempre emozionante, solo questo vale tutta la fatica spesa. Il cuore accellera, sono loro i padroni di questi spazi. Sono ancora lontani, non sono tanti, ma sono grandi, da questa distanza non si notano ancora i particolari, viene solo risaltata la linea di demarcazione tra il blu del dorso e il bianco dell'addome. Mi dimentico la fatica, l'attenzione è rivolta a loro; adesso mi guardano sprezzanti, infastiditi dalla mia presenza, sono un intruso da scacciare o potrò sembrare una potenziale preda? Iniziano a muoversi nella mia direzione, ondeggiano le code, gli esemplari più piccoli davanti, i nonni dietro; mostrano i loro musi arcigni, da predatori, sembrano cattivi. Per me sono di una bellezza magnetica, folgorante. Si fermano, poi ripartono con il loro nuoto lineare; con un incedere lento che li può far sembrare persino ingenui, ma sono invece capaci di uno scatto fulmineo, poderoso e si fermano là dove non posso arrivare. Mi osservano, qualche esemplare più piccolo mi sfila di lato, mi studia per poi tornare all'interno del branco; mi soffermo ad osservarne uno in particolare. C'è sempre un esemplare del branco che mi colpisce e cattura la mia attenzione, di solito è uno tra quelli più grandi, più scaltri. Eccolo, è lui, la bocca semiaperta a mostrare quella doppia coppia di denti più grandi che caratterizza la loro specie e da cui prendono anche il nome; la testa scura, cupa, quasi nera, spicca il giallo della gola sotto la piastra branchiale, gli occhi furbi, intelligenti. Nuota sicuro di sé, della sua forza; la sua mole lo porta ad essere quasi al vertice della catena alimentare, qui non ha paura e si muove lentamente...signore incontrastato, chissà cosa avranno visto i suoi occhi! Il dorso sembra dissolversi con la profondità marina; quanto sono verosimili le sue tonalità, la natura non finisce mai di stupirmi: ha donato il colore del mare a questo pesce, ogni tanto spiccano scaglie più chiare, sembrano accese, sono di un blu elettrico, il ventre chiaro, quasi bianco, come tutti i predatori marini per risultare mimetici alle prede che si trovano più in basso rispetto a loro. Mi scruta, sembra essere combattuto dalla voglia di annusarmi da vicino e quella di scappare; oggi però non mi darà l'occasione per tessere il mio gioco fatto di trucchi e astuzie per indurlo ad avvicinarsi. Sono affascinanti, potessi rimanere qui con loro...No, forse non mi accetterebbero nel loro branco.... Poi l'incantesimo finisce, la fame d'aria aumenta, devo abbandonare la scena, speriamo di poterli nuovamente ammirare. Guardo il sole adesso, lo faccio sempre dopo un'immersione importante, ho ancora negli occhi tutto lo spettacolo, costretto come sempre a dover interrompere il contatto che si crea tra i due antagonisti in un gioco di pura psicologia ittica: un gioco pericoloso. Rimangono vivi nella mente anche per anni i ricordi di immersioni spettacolari, ogni volta però è diverso, non si può mai sapere con certezza cosa succederà...ed è semplicemente fantastico. Adesso sarà più difficile avere una possibilità di cattura, il loro è un gioco pericoloso, ti portano giù sempre più in profondità, le apnee diventano lunghe, a volte troppo, al limite. Ancora un tuffo, poi rinuncerò. Mi sposto a memoria in superficie, voglio sorprenderli; mi immagino la scena da quassù, come e dove si sono spostati. Mi preparo, “training mentale”, visualizzo dentro la mia testa tutto quello che dovrò fare una volta immerso, lo faccio ad occhi chiusi respirando lentamente, sono rilassato. Raggiungo la quota che mi permette di immobilizzarmi, inizio a cadere verso il basso; la pressione aumenta, mi schiaccia il torace, le orecchie soffrono prima della compensazione. Piccole particelle confermano che la mia velocità sta aumentando con la profondità. La luce del sole è debole, con al coda dell'occhio noto un movimento, sagome inconfondibili sciamano lentamente sulla mia destra. Li ignoro. Oramai vicino al fondo cerco una zona che mi possa dare riparo...non c'è. Qui sotto sembra un paesaggio lunare, non mi piace, poche roccette, sparse per lo più e...dentici...mamma mia che branco! Una massa incredibile di pesci, quello di prima doveva essere solo una parte, questo è un branco gigantesco. Paura, gioia, stupore, meraviglia, provo a contarli, ancora non riesco a dargli una cifra ma a chi importa. Sono lontani e sembrano non curarsi della mia presenza, che spettacolo, rimango a bocca aperta...giuro a me stesso di tornare quaggiù con una macchina fotografica per poter immortalare queste scene di un mare d'altri tempi. Passano i secondi, provo con qualche trucco a smuovere la situazione. Effettivamente qualcosa sembra muoversi nella mia direzione, si accende una piccola speranza...sì, sì mi ha visto e si sta avvicinando! Se non fossi in apnea rimarrei senza fiato. Ma quanto va piano, troppo piano, ho una colonna d'acqua sopra la testa alta quasi dieci piani. E' lento. Maledizione sono fondo: bisogna saper rinunciare alla cattura. Tento l'ultima carta prima di abbandonare, indietreggio piano e mi celo parzialmente alla sua vista: lui con un colpo della sua possente coda accellera, sembra funzionare. Distinguo dei particolari che non mi lasciano più il tempo di ragionare e gli automatismi scattano da soli...una frustata interrompe la scena... Il pesce si dibatte forte sull'asta ora, mentre io schizzo verso la superficie, le gambe macinano acqua. La reazione del pesce mentre risalgo si fa più scarsa, il colpo deve essere stato quasi letale. Non sono certo aiutato dal suo peso. Fatico. La superficie è ancora lontana, cerco di non pensare a niente, l'aria è agli sgoccioli ma le gambe spingono forte. Inizio a sentire la spinta positiva, sono quasi arrivato. Sole, aria, respiro in affanno. Guardo in basso, il protagonista di questa avventura è lui, pochi metri sotto di me. Finisco di recuperarlo, ultimi sussulti di vita, pongo fine alla sua sofferenza con un colpo di stiletto; ora lo posso stringere fra le mie mani, è grande davvero, non posso che ammirarlo, ora risplende il suo vero colore, è rosso, rosa, blu, bianco. Come mai l'azione di caccia si deve concludere così? Come vorrei far rivivere adesso questo splendido animale capace di regalarmi il suo fascino, la sua bellezza. Come faccio a non rispettarlo, so che rimarrà sempre con me nei miei ricordi. E' difficile descrivere lo stato d'animo dopo una cattura. Non è soddisfazione quella che provo, non è felicità quella che sento, è uno stato di appagamento fisico e mentale, indipendentemente anche dalla riuscita della cattura stessa. E' ammirazione, è ammirazione per tutto quello che la natura mette a disposizione. E' sentirsi parte integrante di un mondo puro, sincero, dove l'istinto e lo spirito di sopravvivenza prevalgono sopra ogni cosa. Basta, per oggi basta così, il mare è generoso per chi lo rispetta, per chi lo vive dentro, per chi ne sa cogliere il significato.


Francesco


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